A seguito di apparizioni ed eventi miracolosi succedutisi nella valle anticolana in cui gli altopiani conducono nel lago di Canterno due decreti del capitolo di Ferentino del 28 maggio e  del 24 giugno del 1622 autorizzavano la devozione della Madonna della Stella. Dopo le apparizioni della sacra immagine avvenute sotto un costone roccioso a pochi metri da qui in direzione nord ovest , ai piedi del monte Porciano la venerazione dei fedeli cresce di anno in anno. Il Vescovo di Anagni, Mons. Bernardino Masseri, con contratto della cancelleria Episcopale di Anagni, il 12 novembre 1693, contrattò la costruzione della chiesetta per 240 scudi, con Domenico Bertoni figlio di Bartolomeo di Roma. I lavori andarono avanti lentamente e ne furono aggiunti degli altri con contratto del 30 settembre del 1698. La chiesetta eretta sotto il costone roccioso rimase in piedi fino al 1772 allorquando non fu distrutta da un evento franoso sostenuto da piogge torrenziali . A seguito della distruzione della cappella eretta nel 1695 sotto la grotta di monte Porciano, fu edificata la nuova chiesa nel luogo dove si trova attualmente. Fu trovata subito, nelle immediate vicinanze, una radura tra i boschi più o meno pianeggiante che avesse un più solido terreno. L’altare della chiesa difatti si trova su di un imponente masso calcareo proprio a dimostrazione del fatto di dare più sicurezza al culto della Madonna dopo l’incidente accaduto alla prima chiesetta. La nuova chiesa fu realizzata da mano d’opera locale e da volenterosi fedeli alla Madonna. All’interno della Chiesa, sopra l’altare principale, fu collocato subito l’affresco su roccia raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino Gesù, staccato dal costone roccioso all’interno della cappella originaria andata distrutta. L’affresco su roccia fu segato dalla rupe per la spesa di 15 scudi con i quali sono stati retribuiti gli scalpellini: Innocenzo Meloni. Giuseppe Lisi e Angelo Stinelli “L’affresco è alto 5 palmi, largo 4 e tre once” Rappresenta la Vergine dipinta in veste rossa con manto azzurro in campo verde cupo. Sorregge in seno il Bambino Gesù quasi nudo con ai lati due angeli. Secondo Fra Terenzio, scomparso un po’ di anni fa, l’opera originale dell’affresco su roccia è da attribuire ad una scuola monastica del primo seicento. La tecnica dell’affresco è l’unica che poteva resistere alle intemperie come infatti è avvenuto nel corso dei secoli. Ciò spiega come si sia conservata per anni stando in mezzo alla boscaglia e senza protezione alcuna. Per la costruzione della nuova chiesa fu deputato Don Massimo Terrinoni, Vicario Foraneo di Anticoli di Campagna che incaricò l’architetto romano Domenico Bertani per il progetto e la direzione dei lavori. I lavori del nuovo ed attuale Santuario iniziarono secondo la versione ufficiale nel 1774 mentre durante l’ultimo restauro avvenuto nel 2013 sono stati trovati elementi  che fanno pensare che i lavori furono già iniziati nel 1769, quindi prima della distruzione della cappella originaria. Questa data è riportata sulla parete interna della chiesa all’altezza del cornicione perimetrale. I costruttori, che le cronache citano, furono: Giovanni De Marchis (di Milano) capomastro, Diodato della Torre, Angelo Sinelli, Antonio Foca muratori, e un non meglio identificato Sebastiano da Fumone. Furono spesi complessivamente cinquecento scudi.

All’interno il santuario conserva oltre l’affresco su roccia , un pezzo scultoreo in legno decorato della fine del 1800, realizzato da artigiani di Ortisei, raffigurante la Madonna e una parte del primo altare ,scoperto durante i recenti lavori di restauro ultimati nel 2014.

Nel tempo il santuario è stato mantenuto ed arricchito nelle decorazioni mediante il contributo dei fedeli che hanno sempre cercato di renderlo funzionale e dignitoso. Della presenza dell’opera dei fedeli rimane traccia nelle incisioni venute alla luce durante i lavori di restauro riportate alla sommità di ogni parasta e capitello della chiesa. Sul primo capitello del lato a sinistra (entrando) della chiesa c’è il nome di Costantino Lucarelli, sul secondo capitello a sinistra Vincenzo Pistola (è molto probabile che questo sia il soprannome di una famiglia originaria di Fiuggi), sul lato destro della chiesa sopra il secondo capitello c’è invece inciso il nome di Venanzio Girolami. Durante questo periodo la chiesa era dotata anche di un coro posizionato nella parte alta del vestibolo, subito dopo l’entrata su un soppalco di legno. Il coro sarà rimosso negli anni quaranta del novecento ma non sappiamo con certezza il motivo. La certezza dell’esistenza del coro è avvalorata dal fatto che durante la fase di ristrutturazione del 2014 sono venute alla luce incisioni sulla parte alta delle tre pareti verso l’ingresso dei nominativi dei cantori che avevano la consuetudine di lasciare un segno identificativo della loro attività. Nel 1949  per volere di Renzo Barbera fu realizzato un nuovo pavimento. Renzo Barbera, presidente del Palermo Calcio dal 1971 al 1980, e a cui è dedicato lo stadio di Calcio di Palermo, nel 1944 era un giovane ufficiale che durante la seconda guerra mondiale si rifugiò proprio dentro questa chiesa per sfuggire alla cattura dell’esercito tedesco che nel periodo della ritirata stava rastrellando anche soldati italiani. Barbera fu protetto anche dalla piccola comunità e uscì dal santuario solo dopo lo scampato pericolo. Quando il conflitto ebbe fine Barbera tornò nel Santuario per ringraziare la Madonna e la comunità e fece dono del pavimento che ancora oggi è presente contornato da una fascia di mattoni di cotto fatti a mano realizzata durante i lavori di ristrutturazione più recenti. I lavori eseguiti nel 2014 dall’impresa Fa.l.po.s.r.l. di Roma grazie ad un intervento della Regione Lazio hanno interessato l’intero complesso per una profonda ristrutturazione secondo il progetto e la direzione di ars et urbs architecture dell’arch. Felice D’Amico di Fiuggi . L’opera di decoro è stata eseguita da Antonio Fontana di Veroli. Il santuario è stato riaperto il 14 settembre 2014, giorno dei festeggiamenti della Madonna della Stella, dopo sei mesi di intenso lavoro alla presenza di Monsignore Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni- Alatri, Don Domenico Pompili ora Vescovo di Rieti, Don Angelo Pilozzi parroco della chiesa di Cristo Re e responsabile del santuario

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