Dopo quattro anni di chiusura il 26 novembre 2022 il Teatro ha riaperto i battenti a seguito dei lavori di restauro e ristrutturazione diretti dal nostro studio (progetto arch. Celesti e Perosi – ing. Basili). Già nel 2018 lo studio si era interessato dei progetti e direzioni di manutenzioni straordinarie funzionali al mantenimento della struttura che il trascorrere del tempo stava deteriorando

Il Grand Hotel Teatro Casinò oggi rappresenta un valore storico –artistico-architettonico ed urbanistico di indubbia importanza per varie ragioni per cercherò di illustrare di seguito.
Nel 1893 comincia a maturare l’idea di costruire nel borgo di Anticoli un grande complesso alberghiero che si concretizza qualche decennio più tardi dopo varie vicende. Carlini, proprietario dell’area su cui nascerà il complesso edilizio, cederà l’area a Giuseppe ‘Peppino’ Girani che nel 1911 aprirà i battenti dell’Hotel. La famiglia Girani, proprietaria dei terreni, affida la progettazione dell’opera all’architetto Giovan Battista Giovenale.

Giovenale, architetto già noto a Roma, nasce nel 1849 e fino alla sua morte avvenuta nel 1934 si distingue come architetto ma soprattutto per la sua capacità di restauratore.
Girani venderà in seguito l’immobile alla famiglia Federici. Per la sistemazione dell’area e delle pertinenze del Grand Hotel vengono comunque acquisiti anche altri terreni privati tra cui alcuni di proprietà dei miei antenati, fatto che mi ha incuriosito non poco nella stesura di questa storia. La famiglia D’Amico con atto del 11 gennaio del 1893, infatti, aveva ceduto 770 mq di terreno al sig. Benedetto Terrinoni che successivamente lo girò alla Società Alberghi e Terme per la realizzazione di aree ed edifici da asservire al Grand Hotel insieme ad altri piccoli appezzamenti sempre di proprietà della famiglia D’Amico.

L’opera progettuale originaria di Giobatta Giovenale relativa al Grand Hotel Teatro-Casinò è immensa: centinaia di schizzi relativi a proposte per la realizzazione, progetti di giardini e loggiati, soluzioni per le sistemazioni esterne . Tanto materiale che ha prodotto, comunque, una importante struttura liberty determinante per la storia di questa città. Molti particolari di quest’opera sul mio libro : “ Cronache di architettura in una città termale” .
La prima pietra dell’importante opera viene posta nel 1908 (c’è da dire però che il materiale pubblicitario di promozione del Grand Hotel comincia a girare già nel 1906) e l’ultimazione è portata a termine nel 1910. Il complesso edilizio è realizzato con una struttura in cemento armato, novità straordinaria in questo periodo per le località della provincia italiana. Il calcolo e i disegni della struttura in cemento armato vengono eseguiti dall’Ing. Guidi antesignano dell’ingegneria italiana moderna, padre del noto Professore Ingegnere Carlo Cestelli – Guidi.
Questa architettura trova ancora oggi, sorprendentemente una sua validità nei ricchi portali, nelle monumentali scalee, nelle ampie finestre, nei balconi dalle gonfie ringhiere, nelle lesene sagomate e modanate secondo quello stile “fin de siecle” molto caro alle città termali.

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Il complesso è composto da due costruzioni: la prima nasce con due importanti sale, una adibita all’inizio come sala da gioco, poi da ballo, oggi impiegata per conferenze ed esposizioni; l’altra come teatro comunale, al piano seminterrato vi è la sala club, poi destinata a vari usi. Agli inizi i locali funzionano come “Casinò” ove si gioca alla roulette, bakarà e altri giuochi d’azzardo, tollerati ma che, con l’avvento del fascismo, saranno proibiti, facendo così cessare una promettente e lucrosa attività per la città.  La seconda costruzione nasce come albergo ed oggi accoglie la scuola e il convitto dell’Istituto Alberghiero di Stato. L’intero complesso è in stile eclettico in cui sono presenti elementi tratti dalla classicità come fregi a triglifi e metope, trabeazioni, basi, volute ed elementi tipici dello stile floreale lì dove c’è una sovrabbondanza di motivi vegetali più o meno stilizzati. L’Istituto Alberghiero, nonostante le varie vicissitudini subite come il periodo di abbandono, la requisizione da parte delle autorità dello Stato per destinarlo a centro raccolta internati “tripolini”, prima, poi di prigionia degli inglesi da parte dei tedeschi, ancora a smistamento profughi dal fronte di Cassino ed infine ad ospitare gli Uffici della Provincia di Frosinone, trasferita a Fiuggi, durante gli anni 1944-1945 si è conservato molto bene. Si può, infatti, ancora ammirare il salone delle feste con la sua ricca decorazione a stucco e gli artistici lampadari. Una relazione del 1937 così descriveva l’edificio “… è costruito con pareti in parte in cemento armato e in parte a mattoni forati come quelle dell’albergo. La galleria è caratteristica per la ringhiera in ferro e ghisa galvanizzata, riccamente decorata e per i due palchetti riservati ai lati, verso il palcoscenico. In fondo alla sala vi è il palcoscenico con bocca d’opera in muratura. Le pareti della sala, i soffitti le colonne e la cupola sono decorate con cornici ed ornati da stucco e tinteggiati a gesso. Il pavimento è formato con un tavolato in pendenza con tavole battentate posate sopra un solaio in cemento armato e così pure il piano del palcoscenico. Il telone di chiusura è in velluto con frange decorative. Nella platea vi sono quattrocento poltrone in ferro, imbottite con sopra stoffa di velluto e con sedile a bilico, mentre in galleria ci sono trecento sedie di legno formate da tavole”
La proprietà del complesso passa in proprietà agli eredi di Elia Federici di Roma e sta andando verso un grave deperimento incidendo anche nell’aspetto urbanistico e architettonico della città, per cui forti sono le pressioni della pubblica opinione perché il Comune provvedesse all’acquisto ed alla sua ristrutturazione per cui nell’anno 1964 il sindaco Renzo Silvestri, delibera l’acquisto dell’immobile per la cifra di 60 milioni finanziato da un mutuo di pari importo concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti. In considerazione che l’intero immobile ha subito notevoli danni e distruzioni a causa degli eventi bellici, il comune ottiene cospicui risarcimenti dallo Stato proprio per la riparazione di danni di guerra il cui importo contribuisce notevolmente alla sua ristrutturazione e adattamento alle nuove esigenze con la destinazione ad Istituto Alberghiero di Stato una parte e l’altra a Teatro Comunale.
Nei primi anni del suo funzionamento, oltre che ad esservi una casa da gioco tollerata dalle autorità, rappresenta un faro di splendore liberty e di promozione turistica – artistica perché esso diviene il centro della politica e mondana italiana, in quanto solo a Fiuggi è possibile incontrare gli esponenti della nobiltà lombarda, veneta, napoletana e siciliana, con i nomi più autorevoli del patriziato Romano. Così come è possibile incontrare oltre agli esponenti della politica, della diplomazia e un vasto mondo ormai scomparso cioè i nomi più belli dell’arte e della cultura, tra cui Ruggero Leoncavallo, Tito Schipa, che debutta per la prima volta proprio in questo teatro, Titta Ruffo, Ettore Petrolini, Trilussa al secolo Alberto Sallustri, Vittorina Lepanto, Anna Fougez, Pina Menichelli, Gabriella Besanzoni, Bianca Stagno Bellincioni, nonché i divi del teatro di allora: Armando Gilli, Pasquariello, Alfredo Del Pelo, Alfredo Bambi, Raffaele Viviani il celebre trasformista Leopoldo Fregoli. Né mancano i nomi più noti del giornalismo italiano da Salvatore Barzilai, ad Alfredo Bergamini, da Olindo Malagodi a Tullio Giordana, da Luigi Cesana a Tommaso Smith e Matilde Serao, alla quale recentemente è stato dedicato il piazzale sottostante la Fonte BonifacioVIII e la serie dei nomi potrebbe continuare all’infinito.
Il complesso viene ristrutturato negli anni 67/70 dall’impresa Francesco Paroli con progetto dell’architetto Franco Palpacelli. Per dire il vero un intervento, quest’ultimo, abbastanza rispettoso del preesistente ma poco ortodosso nella scelta di talune innovazioni, come l’esedra d’ingresso con struttura in alluminio anodizzato o i rinforzi strutturali metallici delle balconate interne e delle pilastrature lasciati a vista. A Franco Palpacelli vengono affiancati l’architetto Ivo Battelli e l’ingegnere Edoardo Ridolfi che si occupano della ristrutturazione dell’edificio ricettivo. La struttura del teatro viene ancora rinnovata nel 1998 ma questa volta c’è un’attenzione maggiore nella ricerca delle forme e dei materiali storici originari. L’intero complesso costituisce un punto importante per le manifestazioni, convegni, mostre e per lo sviluppo della preparazione professionale di molti giovani che si dedicano alle attività alberghiere e turistiche.
Considerando il periodo, la realizzazione del Grand Hotel rappresenta per la città un evento eccezionale, infatti il sito dove è sorto si trova all’interno di un insediamento che seppur storico è di natura essenzialmente contadina dove nella piazza principale si abbeverano mucche e capre. Ciò rappresenta però per lo stesso Arch. Giovenale un momento altrettanto eccezionale in quanto potrà mettere in pratica i nuovi linguaggi dell’architettura liberty che a Roma vengono chiamati ” barocchetto romano” che stanno sviluppandosi in Italia confermando Fiuggi Città laboratorio di architettura. Fino ad allora, infatti, Giovenale si è dedicato a progetti interessantissimi ma impostati con un “revival classico barocco”.
Altri interessantissimi ed inediti aspetti di questo gioiello dell’architettura eclettica liberty potrete trovarli nel libro “ Cronache di architettura in una città termale”

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