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ISTITUTO SUPERIORE A. MANZONI SUZZARA (MN) 2022

Il progetto eseguito con T.H.E.M.A. srl di Bologna riguarda la sede dell’Istituto Superiore “A. Manzoni” che è costituita da diversi corpi di fabbrica collegati a formare un unico complesso immobiliare. I corpi di fabbrica che costituiscono il complesso, sono stati costruiti in tempi molto diversi. Il più antico ha origini seicentesche mentre il più recente è stato realizzato nel 2006. Il progetto riguarda l’adeguamento sismico dell’intero complesso scolastico con particolare attenzione ai fabbricati più antichi di cui si sono approfonditi interventi di restauro storico conservativi.Ripercorrendo brevemente l’analisi storica dell’edificio possiamo dire che l’edificio in origine faceva parte di un complesso edilizio seicentesco destinato anche a convento dai Padri di S. Domenico di Mantova che detenevano insieme ad altre proprietà nel Mantovano di cui alcune (specialmente terreni) erano redditizie per il loro sostentamento (Mibac –Archivio di stato- Corporazioni religiose soppresse Volumi 1-1165 anni 1330-1810). Dal catasto di Maria Teresa D’Austria ovvero Teresiano eseguito con molta meticolosità e iniziato nel 1718 da Carlo VI si evincono le particelle e le proprietà del convento come si potrà notare dalla tavola allegata estratta dall’archivio di stato. I Padri Domenicani a seguito del decreto a firma di Innocenzo X lasciarono Suzzara e da quel momento in poi la proprietà pur essendo gestita sempre dall’ordine religioso è stata lentamente abbandonata fino a quando i “Francesi” l’acquisirono e la adibirono a Caserma. Con il ritorno degli Austriaci nel XIX secolo la stessa proprietà fu frazionata e venduta a privati che la utilizzarono come dimora e ricovero mantenendo ancora un sottile legame con l’attività agricola ormai affievolita per il sopravvento della società industrializzata. Altrettanto difficile dare chiara perimetrazione e collocazione topografica alle fasi iniziali di trasformazione che includono un’area di modesti edifici ed orti inseriti in un assetto urbano profondamente diverso come appare oggi. Certa è la situazione nel momento del censimento del catasto Teresiano da cui si può partire per valutare la metamorfosi dell’edificio sino ai nostri giorni. Il complesso è pervenuto nel Novecento in condizioni pressoché inalterate anche se con opere stratificate eseguite nel tempo. E’ durante il ventennio del regime che sono state eseguite lavorazioni di demolizione che ne hanno modificato l’impianto lasciando il nucleo murario di forma quadrata ancora esistente e con aspetti stilistici e funzionali completamente differenti. Il progetto è stato sviluppato insieme alla Soprintendenza BAEPP. Anche se oggi l’intero complesso è destinato alle funzioni scolastiche è stato compito del presente progetto ridare a questo luogo una sua “anima” che si relazioni con il passato e con la memoria che lo ha generato.


IL TEATRO COMUNALE DI ANTICOLI (FIUGGI) 2022

Arch. Giovanbattista Giovenale
Arch. Giovan Battista Giovenale
Giolitti seduto al bar di via Umberto I

Grandi nomi dello spettacolo, del teatro, del cinema e della musica hanno contribuito a rendere questo luogo fantastico. tra cui Ruggero Leoncavallo, Tito Schipa, che debutta per la prima volta proprio in questo teatro, Titta Ruffo, Ettore Petrolini, Trilussa al secolo Alberto Sallustri, Vittorina Lepanto, Anna Fougez, Pina Menichelli, Gabriella Besanzoni, Bianca Stagno Bellincioni, nonché i divi del teatro di allora: Armando Gilli, Pasquariello, Alfredo Del Pelo, Alfredo Bambi, Raffaele Viviani il celebre trasformista Leopoldo Fregoli. Né mancano i nomi più noti del giornalismo italiano da Salvatore Barzilai, Ad Alfredo Bergamini, da Tullio Giordana a Luigi Cesana da Tommaso Smith a Matilde Serao. In tempi più recenti Vittorio De Sica che ha debuttato in questo teatro, Renato Zero, Pippo Franco oltre importanti convegni tra cui il primo simposio sulla sostituzione del cuore con i grandi luminari della medicina come Barnard e Stefanini ed ancora molti altri noti personaggi.

Tante sono state le vicissitudini durante tutto questo tempo che lo hanno visto chiudere varie volte. Durante l’ultima guerra fino alla fine degli anni sessanta allorquando il comune decise di acquistarlo, poi durante i lavori di restauro negli anni Novanta ed in ultimo nel 2018 per adeguamento alle  norme sulla sicurezza ma anche a causa di una mancanza di un piano di manutenzione che hanno visto degradarsi mostrando danni architettonici e funzionali.

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Render del progetto ( elaborazione Arch. Marco Garofalo)

Il complesso, nonostante le varie vicissitudini subite come il periodo di abbandono, la requisizione da parte delle autorità dello Stato per destinarlo a centro raccolta internati “tripolini”, prima, poi di prigionia degli inglesi da parte dei tedeschi, ancora a smistamento profughi del fronte di Cassino ed infine ad ospitare gli Uffici della Provincia di Frosinone, trasferita a Fiuggi, durante gli anni 1944-1945 si è conservato abbastanza bene. Il complesso viene ristrutturato negli anni 67/70 dall’impresa Francesco Paroli con progetto dell’architetto Franco Palpacelli. A Franco Palpacelli vengono affiancati l’architetto Ivo Battelli e l’ingegnere Edoardo Ridolfi che si occupano della ristrutturazione dell’edificio ricettivo. La struttura del teatro viene ancora rinnovata nel 1998 su progetto dell’architetto Anelinda Di Muzio. Finalmente nel 2019 sono arrivati fondi ministeriali relativi alla messa in sicurezza del territorio impiegati anche per la ristrutturazione del Teatro. Il progetto programmato dall’attuale Amministrazione Comunale è stato eseguito dal team di professionisti locali: Arch. Dario Celesti, Arch. Gianluca Perosi , Ing. Maurizio Basili con la Direzione del nostro studio che in precedenza aveva eseguito progetti di manutenzione ed  è stato appaltato alla società Appalti e Servizi s.p.a. di Roma che ha iniziato i lavori nel Dicembre 2020. Tutto ciò rappresenta senz’altro un evento importante sia per la preservazione di un bene storico, tra l’altro sotto tutela del ministero, e sia per la speranza che, sconfitto questo virus invisibile, potremo tornare a socializzare in un luogo che ha rappresentato il punto di riferimento culturale e turistico più importante dei nostri avi e dei nostri genitori.


COLLEGIATA DI SAN PIETRO APOSTOLO – FIUGGI 2021

Era tantissimo tempo che la “gens anticolana” attendeva questo momento. Tanti anni di attesa ma finalmente la Collegiata di questo borgo storico del Lazio, appartenuto in passato alla famiglia Colonna, potrà tornare lucente con la sua rinnovata anima. Il nuovo parroco Don Alberto che la gente Ernica conosce benissimo per il suo impegno e la sua dedizione per il mantenimento del Santuario della SS Trinità ora è in prima linea per affrontare questa nuova sfida che gestirà sicuramente nel migliore dei modi come è abituato a fare da anni a servizio della chiesa. I lavori in fase conclusiva sono stati curati dall’impresa Zovini di Fontana Liri, specializzata in queste tipologie di lavoro. Con questa opera di restauro il borgo storico che ruota intorno alla Collegiata accrescerà la sua notorietà turistica che ora si distingue principalmente per le proprietà dell’acqua terapeutica e per il contesto paesaggistico.

Un pò di storia

E’ interessante sapere che la prima chiesa intitolata a San Pietro fu quella che nell’antichità si trovava “de foris” ovvero fuori la cinta del borgo ovvero la chiesa che attualmente è dedicata a San Biagio protettore della città, mentre quella che attualmente è dedicata a San Pietro era invece intitolata a Santa Lucia, raffigurata in una piccola tela tonda nel transetto di sinistra dell’attuale chiesa. Ancora oggi a lato dell’altare si intravede una scala, poi murata, che raggiunge i piani superiori per agevolare i “Colonna” a recarsi nella chiesetta direttamente dalle loro dimore.In quel periodo Anticoli era feudo dei Colonna però dal 1421 al 1478 fu un libero comune agendo in piena autonomia. Fu in questi anni che il borgo si allargò aumentando le torri di difesa spostando la porta del rione colle, oggi scomparsa dopo la demolizione degli anni 50. Dopo l’atto di trasferimento del feudo Anticolano per concessione apostolica a Rodrigo Borgia, questi vi esercitò anche i poteri spirituali agevolando così la famiglia Colonna.  Robrigo divenuto  Papa Alessandro VI nella lettera di investitura della proprietà del feudo di Anticoli alla figlia Lucrezia, come una “Concessio apostolica” indirizzata al cardinale Ascanio Sforza scrive: ”Hinc est quod nos …civitatem tamen Nepesinam…et terram Anticuli in Campania et illarum populos quibus dum minori fungeremur officio ommenes dominium ac merum et mixtum imperium ex concessione apostolica obtinentes… ” Furono anni di grande attività ed innovazioni con l’applicazione dei primi statuti che nel 1448 riscrisse  il cavaliere romano Stefano Porcari.   La comunità di Anticoli in quegli anni fu stremata dalle carestie e dalla pestilenza che decimarono la popolazione e la ridussero a brandelli. Nel 1500 si cominciò ad abbandonare gli uffici religiosi e disertare le Messe anche per la difficoltà di frequentare la chiesa fuori le mura che diventò impraticabile, specialmente l’inverno, per il fango e la vegetazione che avvolgeva la costruzione. Si decise allora di officiare le messe presso la chiesetta del Castello o di Santa Lucia che era posizionata nella parte alta di sinistra dell’attuale chiesa. Poi agli inizi del 600 si decise di realizzare nel rione Riofreddo (attuale piazzetta ubicata a fianco dell’attuale chiesa), una chiesa più importante. Nel 1610 Monsignor Antonino Seneca vicario di San Carlo Borromeo incoraggiò la popolazione a partecipare alla costruzione della chiesa che fu completata ed inaugurata nel 1617 il giorno di San Carlo in onore proprio del Santo a cui il Monsignore era molto legato. Questo giorno ci viene tramandato, come dice Don Celestino Ludovici, da un atto notarile che Monsignor Seneca volle redigere al fine di tramandare ai posteri l’importante avvenimento. L’atto fu redatto in presenza del Sindaco di Anticoli Federico de Grassis, del Monsignore, degli officiali Mariani e Giannuzzi e dei testimoni Giorgilli e Sabelli. D’altronde Carlo Borromeo era allacciato alla famiglia Colonna tramite la sorella Anna sposata con Fabrizio Colonna, per cui edificare una Chiesa ad Anticoli rappresentava anche il modo di onorare questo legame. Fabrizio ed Anna generarono Marcantonio III Colonna Principe di Paliano e Signore di tanti Comuni tra cui Anticoli di Campagna.
Particolari dell’architettura
La chiesa con forma a croce latina e pianta rettangolare fu appunto edificata sulla chiesetta di Santa Lucia e sopraelevando anche una torre di difesa del Castrum. La copertura a due falde contiene all’interno la volta principale semisferica ed una cupola finale a volta incrociata. Accanto, sul lato sinistro era presente l’edificio storico con elementi stilistici del XIV secolo e tipiche simbologie di casa Colonna, restaurato nel 1995, in cui era ubicata l’antica residenza Comunale ed utilizzato in seguito come casa parrocchiale. Nel 1915, in occasione del terremoto che colpì l’Abruzzo, il complesso subì molti danni tra cui il crollo del campanile che fu riedificato con  cupola di natura araba una prima volta nel 700 a causa di un incendio.
La collegiata di San Pietro gode di un giuspatronato del Comune di Anticoli, cioè il Comune è tenuto al mantenimento della stessa, a contribuire alle spese di riparazione della collegiata, del campanile e dell’Organo. La Chiesa ospita sei cappelle con relativi altari, tre per ogni lato della campata principale.  A sinistra entrando ci sono tele che raffigurano la Madonna del Purgatorio, l’Ascensione ed il sacro Cuore. A destra invece le tele raffigurano San Francesco (estasi di S. Francesco di pittore romano del sec. XVII), la Madonna del Carmelo e l’Assunzione (l’Assunta è venerata da S. Biagio, S. Michele Arcangelo e da S. Carlo Borromeo). I due altari del transetto sono dedicati alla SS. Immacolata (a destra) e a S. Lucia (a sinistra).
I due altari del transetto a sinistra riportano una piccola tela ovale raffigurante Santa Lucia in ricordo della primordiale chiesa a destra l’altare che si caratterizza per due colonne molto interessanti lavorate a rilievo con fine tecnica di altorilievo floreale ospita una statua della Santissima Madonna Immacolata. Questo altare di matrice barocca sembra anticipare di molti anni l’arte floreale del novecento.

L’altare dedicato alla Madonna del Carmelo è stato voluto dalla famiglia Falconi tanto è vero che questa madonna è la patrona della casa Falconi di Anticoli (famiglia che ne vanta tutt’ora il patronato). La famiglia Falconi era una delle più antiche del castello ed ebbe molteplici privilegi dai Colonna. A  Carlo Benedetto Falconi nel 1702 fu rilasciato il beneficio di chiericato nella chiesa come riportato nel “Liber collationum benficiorum” della curia episcopale di Anagni. Sull’architrave della cappella esiste, in bassorilievo, lo stemma della famiglia. Un altro stemma, inciso nel marmo si trova nella chiesa dei cappuccini in ricordo di Biagio Falconi. Nell’altare dedicato all’Ascensione di fronte a quella della Madonna del Carmelo è conservata una lapide dedicata ad un personaggio di casa Severa. Monsignor Giuseppe Maria Severa nominato da Gregorio XVI vescovo di Città della Pieve e poi di Terni. La tela dedicata a San Carlo Borromeo sicuramente fu voluta dal Monsignore Seneca per dimostrare la sua venerazione nei confronti di Carlo Borromeo. Molti sono gli spunti che gli autori delle tele hanno ripreso da autori più importanti del 600: Mattia Preti detto il Calabrese, Bernardo Cavallino della scuola Napoletana e Francesco Albani che ha molto operato a Roma, comunque tutti influenzati dal grande Caravaggio. Molto probabilmente il pittore romano che ha dipinto la tela in onore di san Francesco sarà stato un allievo di Francesco Albani. Anche la scuola lombarda di Giuseppe Vermiglio ha forse ispirato le tele in quanto ci potrebbe essere stata l’influenza di Seneca e Carlo Borromeo. Negli anni 50 il campanile fu oggetto di lavori di ristrutturazione e consolidamento. Molto probabilmente durante i lavori vennero chiuse con mattoni pieni di argilla le parti inferiori delle aperture esistenti sulle facciate del campanile per consolidare le murature e per appoggiare un solaio per la manutenzione delle campane. Vari sono stati gli interventi di restauro operati nel 900 ma sempre poco consistenti e diradati nel tempo tanto che ora l’intervento sul quale ha lavorato il nostro studio riguarda nella sua complessità l’intero complesso al fine di ottenere una totale ed organica rigenerazione. Il progetto è stato condotto oltre che dal nostro studio anche dallo studio dell’arch. Luciano Terrinoni e dal responsabile unico del procedimento Ing. Lucia Ciocci. I lavori sono stati finanziati dalla C.E.I. ed in parte dal Comune di Fiuggi.

Breve visita in cantiere